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(Troppa) libera interpretazione.
22 feb 2013 |
Ok, vabè. Oltre ad essere un blog per riportare i miei progressi del mio teorico e molto discutibile cambiamento esteriore, in teoria la funzione principale è quella di parlare come mi sento. Molto male. Mi sento male perchè sono stanca di cercare di essere così propensa ad accettare passivamente le critiche (non costruttive, per dirla in modo molto carino) di persone essenzialmente ingrate. Sono rappresentante di classe. Come ci sono diventata? Non lo so neanche io. Perchè sono stata eletta? Perchè nella mia classe i componenti sono così attivi e dediti alla vita pubblica (?) che non hanno tempo per cose frivole e impegnative quali, ad esempio, occuparsi della burocrazia scolastica. Va bene comunque, mi piace essere occupata e fare qualcosa di utile. Il problema non è certo questo. Il problema è che le persone non vanno oltre l'apparenza. La verità è che l'unico criterio con la quale veniamo giudicati è (oltre al troppo citato aspetto esteriore, prima opzione che viene in mente a tutti) la prima impressione. Perchè se la prima volta quel/la ragazzo/a sembrerà in un determinato modo lo sarà per sempre. Non importa cosa si faccia, nulla si potrà sostituire al pregiudizio. Ed è proprio questo il mio caso. Cinque anni passati in una classe dove ho sempre ricoperto il ruolo di fantasma che, si sa, fa sempre antipatia a tutti. Se c'è c'è se non c'è non c'è, ma chissà come mai la sua presenza da fastidio e la sua assenza no. Poi ad un certo punto diventa rappresentante di classe, dal nulla, e nessuno si spiega (testualmente) « chi l'abbia votata ». Ma chissà chi abbia osato. Devo dire che essere rappresentante di classe era sempre stato il mio sogno. Nel corso di questi cinque anni ho sempre cercato di poter creare una sorta di rapporto con la classe, ma non trovavo mai un modo per andare a parlare con i miei compagni, o non sapevo cosa dire. Di mezzo complice anche la timidezza, purtroppo, e la tipica amica estroversa che ti mette nell'ombra (involontariamente, per carità) e ti fa sembrare doppiamente antisociale. Insomma cinque anni passati negli estremi abissi dell'anonimato, luogo preferito del pregiudizio e della libera interpretazione (sia lodata almeno la finezza nell'esprimersi). Premesso insomma tutto questo, il motivo per cui mi ritrovo qui a scrivere per me stessa più che per qualcuno è la mia profonda insoddisfazione per il mio attuale ruolo. Adoro cercare di fare il meglio per essere ciò che tutti si aspettano che io sia, ma a volte penso semplicemente che nessuno si aspetta nulla se non l'occasione per poter criticare maggiormente. Tutte le risatine sotto banco, le battutine velate, gli interventi inopportuni e i commenti sprezzanti mi fanno venir voglia di prendere tutto e abbandonarlo miseramente al proprio destino. A volte penso: « Non mi volete come rappresentante di classe? Bene, mi dimetto ufficialmente e tutto ciò che volete fare farete ». Oltretutto non si tratta neanche di questo. La mia elezione è solo una scusa per poter finalmente dichiarare apertamente quanto mi disprezzano. Non potevano dirmelo chiaramente? Adesso possono farmi pesare la minima cosa. Non potevano trovare il pretesto? Adesso hanno l'imbarazzo della scelta. Mi piace essere una persona oggettiva e quindi sono la prima a mettersi in discussione, ma se prendiamo come esempi questi due episodi chi ha ragione e chi ha torto? ▲ Rappresentanti di classe precedenti richiedono 6 euro a testa per comprare delle tendine per la classe, dato che il sole si fa sentire fin troppo forte per la maggior parte dell'anno. Tendine durate qualche mese (neanche tutto l'anno), poi scomparse miseramente e per cui nessuno ha denunciato la mancanza nè il disturbo di aver speso i soldi inutilmente. ▲ Rappresentante di classe (io) che chiede 1 euro a testa per comprare due scatolette di cioccolato dell'AIRC (associazione italiana per la ricerca sul cancro), delle quali una (riposta nell'armadio della classe, in teoria chiusa a chiave) scomparsa. Ovviamente mangiare 1 cioccolatino a testa al posto di due (dato il prezzo carissimo) ha contribuito a fare di me una nullafacente ed un'inetta. Pietose le persone che mi hanno detto « ti porto 50 cent e non 1 euro perchè ho mangiato un cioccolatino e non due ». Dell'AIRC e del cancro non importava a nessuno. Dell'euro sì. Al di là delle mie colpe effettive (il non aver portato a casa quelle due scatolette di cioccolato perchè non credevo che qualcuno ne avrebbe rubata una dall'armadietto) il modo in cui me l'hanno fatto pesare (rimborso, accuse, offese) e tutt'ora mi rinfacciano è esagerato. Ma l'ostilità non guarda me da rappresentante ma me da persona. Il pretesto che cercavano per criticarmi. E io che addirittura per cercare di scusarmi (?) ho comprato di mie spese dei cioccolatini per un'assemblea di classe (quella per la festicciola di Natale) mi sono anche sentita dire: « Sì ma tanto li hai comprati con i nostri soldi » (avevo anche raccolto i soldi per il pandoro, le bibite ecc, per intenderci). E con tutto che insistevo dicendo che non fosse vero non volevano crederci. Ovviamente nessuno mi ha ringraziato. Dovevo portare lo scontrino per avvalorare la mia tesi? A cosa mi ero ridotta per cercare di ottenere la loro accettazione? Il fatto è che un rappresentante non può rappresentare un gruppo di persone nelle quali non si rispecchia. Mi sento solo di essere su un piedistallo per poter essere presa più di mira di quanto non lo fossi prima. E magari prima lo ero altrettanto, ma non ero l'argomento di discussione giornaliero. Però se c'è qualcosa di cui hanno bisogno io sono la rappresentante ed è mio dovere sbrigare i compiti della classe di cui faccio caldamente parte.
Sono stanca.
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