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Crisi (esistenziale) pre 18 anni.
27 feb 2013 |
Credo che mi stia venendo una crisi pre 18 anni. Mancano la bellezza di due giorni al mio compleanno, e non sono pronta. Magari la domanda sorge spontanea: si deve essere preparati al proprio compleanno? Io credo proprio di sì. O almeno questo è il valore che ne do io. Per me i 18 anni erano come una specie di traguardo della mia vita: la ragazza che ha cominciato a costruirsi per diventare ciò che vuole essere e quindi è pronta a tutti gli effetti ad affrontare il cambiamento definitivo. Invece come mi ritrovo? A scrivere in un blog di voler diventare più bella, più popolare e più estroversa. Utilizzando sempre quel condizionale che ormai non sopporto più. Dovrei, potrei, sarei. Arrivare ai 18 così come sono adesso sarebbe ammettere di aver fallito anni di esistenza. E mi sento come se le cose mi stessero scivolando di mano e io non stessi facendo altro che rimandare tutta la mia vita ad un domani che non verrà mai. Non riesco a sentirmi pronta a vivere la mia vita ammettendo sfrontatamente che l'unica persona da accusare per il mio fallimento sono proprio io, non perchè io non abbia la maturità di accettarlo ma perchè significherebbe sopprimere una parte di me che spera in una ripresa totale. Se l'unica causa fosse quindi (e lo è, purtroppo) la mia pigrizia mentale, significherebbe combattere adialetticamente con essa. E la cosa che mi spaventa è che probabilmente arriverò così anche ai 20, ai 30 e mi chiederò sempre quale sarà il periodo d'oro della mia vita e quando mi sentirò psicologicamente pronta alla società di oggi. Mai? Oggi? E la tipica risposta « dipende da me » non basta più. Non mi sentirò adatta all'età che ho, non mi sentirò adatta alle persone con cui starò e non mi sentirò adatta alla società in cui vivrò. E la vecchiaia non c'entra niente, perchè di certo a 17 anni non sto a pensare quanto mi rimane da vivere. Quello che mi preoccupa seriamente è quanto mi rimane da vivere in questo modo, cercando sempre di adattarmi al diverso e non essere sicura se mai ci riuscirò. Ho paura ad avere 18 anni perchè significa che gli obiettivi che mi sto prefiggendo sono inutili e io sarò irrimediabilmente la stessa a qualsiasi età, senza sviluppi o senza peggioramenti. Oggi parlando con una ragazza mi sono resa conto di una cosa, ad esempio. Di come io stia facendo l'abitudine ai miei tentativi di ribellione personale, cioè di come io stessa non mi prendo più sul serio. E per quanto la cosa possa sembrare paradossale quando dico « domani comincio la dieta », io sono la prima a sapere che sto mentendo. E' proprio questa la cosa che odio di me stessa: l'eterna conflittualità tra la me spudoratamente mentitrice (con se stessa) e la me oggettiva che però non riesce mai a ribellarsi. E potrei scrivere per ore qui davanti ad uno schermo e cercare di immedesimarmi in tutte quelle ragazze che pur nel loro anonimato sembrano felici e perfette nel loro mondo d'apparenza (per dirla in modo spicciolo, tumblr). E potrei anche ammettere che questa stessa superficialità io non la condivido ma la sento strettamente necessaria, perchè anche se tutte le persone dovessero far fronte ai loro problemi e non mostrarli in pubblico tutto ciò che almeno rimarrebbe loro è la sicurezza di un mondo che, per quanto quella sicurezza sia molto discutibile, permette di celare marginalmente il loro dolore. Sono consapevole del fatto, insomma, della mia trasparente insicurezza (e di come conseguentemente le persone ne approfittino, cvd post sulla libera interpretazione). I 18 anni erano un traguardo, un premio. Ma non mi sento di essere premiata. |